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05 February 2011 @ 04:06 pm
[Recensione] Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri  
Titolo: Alice nel paese della Vaporità

Autore: Francesco Dimitri

Editore: Salani

ISBN: 9788862562423

Numero Pagine: 280

Prezzo: 16,80 euro (edizione copertina rigida con sovraccoperta)

Voto: 1 su 5





Trama: Ben è un giovane londinese che soffre di allucinazioni. Per lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un libro che si chiama Alice nel Paese della Vaporità.
Noi con lui seguiamo la storia di Alice, un'antropologa che vive in una Londra Vittoriana che non c'è mai stata.
Alice viaggia nella Steamland, una terra invasa da un gas che provoca allucinazioni e mutazioni. Una terra in cui la realtà cambia a ogni istante, in cui 'giusto' e 'sbagliato' sono soltanto parole, e in cui le parole stesse di trasformano in odori e sensazioni.
Quella di Alice parte come una ricerca, ma si trasforma subito in una lotta per la vita e per la morte. Alice dovrà sopravvivere in una terra oscura, in cui non c'è differenza tra orrore e meraviglia.
Ben legge la sua storia.
E qualcosa succede anche a lui.




Recensione: Questo libro avrebbe dovuto sdoganare completamente il genere steampunk in Italia, renderlo a tutti gli effetti un signor genere, unito anche alla piacevole trasposizione della famosa fiaba di Alice nel paese delle meraviglie. Non è stato così.

C’è un problema in cui incappano molti scrittori che si avvicinano allo steam, ed è il più grave di tutti: approcciare i fatti in maniera del tutto vaga e giustificarsi con un “tanto è fantasy”.

No, non funziona per niente così.

Partiamo dal principio: ignorando le parti in cui è protagonista Ben (e la sua malattia), che prese da sole possono avere anche un senso, dirigiamo la nostra attenzione direttamente su Londra, dove vive Alice.

A casa mia lo steampunk è ambientato in epoca vittoriana o giù di lì (perché poi prende il nome in altre declinazioni), quindi se dico Regina Vittoria (generazione più o generazione meno) sappiamo tutti quello di cui sto parlando, no?

Ora, io vorrei capire la ragione per cui una si butta da una mongolfiera per poi indossare un trench (UN TRENCH!) e fumare sigarette. A Londra. Vittoriana.

A prescindere dall’emancipazione di Alice (e già qui ci sarebbe da dire), sarebbe più verosimile che la nostra avventuriera fumi sigari, la pipa, se proprio vuole essere grezza potrebbe masticare del tabacco e poi sputarlo.

Ma le sigarette.

Incontriamo poi la Vaporità, questo misterioso gas simile al vapore, ma che vapore non è, su cui ci si può rimbalzare come sulle nuvole di panna nel cielo. L’idea in sé è buona, ma l’autore non la rende al meglio, per cui alla fine i protagonisti appaiono come una serie di omini in preda a trip da LSD. Ci si augura solo che l’effetto sia voluto.

Andiamo oltre, nella Steamland, dove Alice inizia il suo viaggio e incontra nuovi amici. A questo punto vorrei soffermarmi un attimo su quante dannate volte viene usato l’incipit “steam” attaccato alle altre parole per dare loro questa patina steampunk che l’autore tanto vorrebbe propinarci, ma non riesce.

Non basta scrivere “steam” perché tutto lo diventi. Gli steamcomputer possono diventare “sistemi di computazione a vapore” (altolà, copyright! L’ho inventato io questo), così come gli steamgusci erano facilmente declinabili in qualche altra forma espressiva.

Dicevamo, la Steamland: questo luogo dove tutti sembrano strafatti ha il suo perché, le prove che deve superare Alice anch’esse seguono un filo logico (la sua crescita come guerriera e come persona), ma francamente dei vampiri che tagliano la gente coi bisturi, i monaci in bicicletta e del guerriero in mutande d’orso se ne poteva davvero fare a meno. Il basilisco che non pietrifica la padrona è il colpo di grazia, sarebbe stato intelligente farle usare degli appositi occhiali per non vedere lo sguardo della serpe, non dire “non la pietrifica punto e basta”.

Inoltre Chesy, lo Stregatto (unico e vero personaggio valevole del libro), non interviene mai per niente e per nessuno… e poi lo vediamo zampettare allegro a chiamare aiuto per salvare Alice. Non ha molto senso.

Le battaglie che poi si concludono con il povero Zap che esplode (e sopravvive, facendoci chiedere come) sono il fondo del barile, mai Deus Ex Machina fu più palese.

Quando Alice raggiunge lo scienziato, verso la fine del libro, abbiamo una confusionaria spiegazione di "Carne, Incanto, Sogno" ovvero i tre principi che tecnicamente dovrebbero reggere la realtà. Non avendo la sottoscritta letto “Pan”, non posso porre cenno su quando scritto sullo stesso argomento in precedenza da Dimitri, ma limitandomi ad Alice, la verità è che non si capisce niente.

Finale personalmente scialbo, ma reso più godibile dalla presenza di Chesy.




Conclusioni finali: si fa leggere, in un paio d’ore lo si può tranquillamente finire, ma lascia l’amaro in bocca.

Dimitri è un ottimo narratore, ma appunto racconta le scene e non le descrive, facendo perdere molti punti al proprio romanzo, quando invece aveva fra le mani un’ottima possibilità di diventare un punto di riferimento per il genere.

La valutazione pertanto è estremamente negativa.
 
 
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hikaruryu: In the name of lovehikaruryu on September 13th, 2011 10:22 am (UTC)
Uh... non mi soffermo sul resto della recensione, non avendo letto il libro non posso giudicare, ma le sigarette in età vittoriana esistevano già o_ò Le si ritrova nei libri di Doyle stesso, per dirne una.
Certo, parliamo delle sigarette che si fanno manualmente, con tabacco sfuso e filtrino, non di quelle che si comprano a pacchetti nelle tabaccherie come oggi - anche se forse qualcuno le vendeva già pronte, non ne sono sicura - ma comunque esistevano eccome XD
queenseptiennaqueenseptienna on September 13th, 2011 10:30 am (UTC)
Non ho detto che non esistevano xD Dico solo che, nel contesto, è terribilmente inverosimile (tenendo conto che l'autore non specifica che siano sigarette fatte a mano, ma dà a intendere che siano le comuni sigarette di adesso) da risultare pacchiano. Inoltre vorrei dire che è solo verso gli anni '20 del 1900 che le donne iniziano a fumare in pubblico v.v
hikaruryu: H50 - Steve shht Dannohikaruryu on September 13th, 2011 10:34 am (UTC)
Be', ma dovrebbe essere ovvio che sono rollate a mano, nel contesto. Di certo uno non va a pensare alle Marlboro XD E fino agli anni '20 del '900 è ancora età vittoriana.