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queenseptienna
28 September 2012 @ 10:00 am


25 dicembre 2015

Natale è arrivato in fretta ed è più triste del solito. C’è qualcosa di curiosamente infelice nel sapere di essere in questa situazione. Non è per lo spirito natalizio – onestamente, qui nessuno di noi ha mai fatto sentitamente un preghiera da che ho memoria e il presepe si è sempre fatto per il puro gusto di comprare le statuine nuove ogni anno – ma forse per tutto quello che c’è di contorno.

Manca tutto.

Manca il sapere di poter uscire dopo l’infinito pranzo natalizio coi parenti. Mancano i parenti.

Hush non è venuto a mangiare. È rimasto in camera al piano di sopra, steso sul letto a fissare ostinatamente il soffitto. Non si hanno più notizie dei suoi fratelli da mesi e io mi sento in colpa perché il mio invece è vivo e vegeto, qui vicino a me.

Mia madre ha preparato una torta salata di patate. Le patate sono davvero l’unica cosa che non manca mai in questo posto. C’è un vecchietto, risalendo la montagna, vicino a dove siamo andati a razziare tempo fa, un nostro parente, che è ancora sopravvissuto e coltiva imperterrito le sue verdure. Un giorno ha voluto offrircele, ma mio padre ha cortesemente rifiutato. Ha imparato in fretta che è meglio evitare di farsi regalare qualcosa, soprattutto da un tizio sospetto.

So che non dovrei dirlo, che è uno zio anziano, ma onestamente non ci fidiamo. Quest’uomo una volta aveva due sorella: una è morta anni fa, molto prima della Gialla, la seconda invece… non se ne sa nulla da tempo.

Mia madre tira fuori il discorso e mio fratello insiste per saperne di più, alla fine papà ammette che quel suo parente non gli ha mai detto se la sorella – che lui ha passato la vita a curare – fosse viva o morta.

Dopo il pranzo natalizio Hush è finalmente sceso dal letto e si è presentato armato di tutto punto. Deve aver sentito i nostri discorsi e negli occhi ha la luce omicida che a quanto pare solo io ho imparato a riconoscere. «Dove vai?»

«A trovare lo zio.» mi risponde. È secco, aspro. Forse ha pianto. «Vieni con me?»

È ovvio che vado con lui. Anche se ormai ha memorizzato le strade come me, essere da soli è improponibile. «Mi vesto.»

Mamma mi rivolge uno sguardo colpevole, probabilmente se fosse stata zitta sarebbe stato meglio. Sono d’accordo con lei, per una volta, ma in fondo non è importante. Il padre del mio fidanzato stira le labbra, la moglie fa lo stesso. Improvvisamente l’atmosfera è diventata tesa e io corro a vestirmi per non stare nella stanza.

Mi metto la giacca pesante ed infilo degli stivaletti da neve neri, eredità di una vita precedente in questi luoghi. Non sono come i moon boot, sono come stivali imbottiti, comodi, caldi e soprattutto mi permettono di correre.

Hush mi sta aspettando fuori. Si è acceso la pipa e le boccate di fumo si confondono con quelle del suo respiro. Non si fa la barba da tre giorni ed è ispido. «Pronta?»

Gli mostro la mia arma, il coltello lungo. «Sì.»

Lui posa la pipa sulla finestra e si avvicina al cancello. Sale sulla scaletta che è stata costruita sul muro, per permetterci di salire e osservare la situazione dall’alto senza troppi rischi. «Libero.»

Apro velocemente il cancello mentre lui fa un balzo a terra e mi segue. Alle nostre spalle mio fratello esce di casa e ci viene a chiudere dietro il cancello. Ci guarda e mi dà un bacio veloce. «Fate in fretta e portatemi una vanga se ci riuscite.»

«Ok.» gli rispondo. Gli servono nuovi attrezzi e se non pesano troppo potrei portarne di più, sempre che la situazione sia regolare, si intende.

Il cancello si chiude alle nostre spalle con un tonfo sordo e iniziamo il lento cammino verso la casa dello zio. La strada è lunga, faticosa e a mio avviso siamo partiti troppo tardi - dovendo coprire certe distanze a piedi o in bici, è sempre meglio partire all’alba – ho timore che il buio del pomeriggio ci colga troppo presto, anche se sono solo le quattordici.

Durante il tragitto non parliamo molto. Già prima di tutto questo le nostre comunicazioni sono sempre state ridotte al minimo – dopotutto lui si fa chiamare Hush, silenzio – e non è una buona idea aprire la bocca quando si è fuori, però dentro di me sento l’impellente bisogno di sfogarmi e urlare.

Ovviamente non lo faccio.

Una volta giunti alla casa dello zio, lo vediamo spalare la neve di fronte all’uscio di casa. Quando ci vede diventa immediatamente guardingo, ma una volta che ci ha riconosciuto alza timidamente il braccio nella parodia di un cenno di saluto.

Non sono mai stata una pronipote presente, a malapena so come si chiami quell’uomo e l’unica cosa che mi preme è sapere che sia tutto a posto.

«Ciao.» ci saluta, una volta che siamo abbastanza vicini. «Che ci fate in giro oggi? È Natale.»

«Facciamo una passeggiata.» rispondo.

Non sono mai stata un’abile bugiarda e questa scusa è patetica e falsa come una banconota da undici euro. Lo zio si irrigidisce, ma continua a sorridere, così gioco la mia ultima carta. «Ti ricordi di Davide, mio fratello? Ha bisogno di una vanga nuova… ne hai una che ti avanza?»

L’uomo si tranquillizza e annuisce, facendomi cenno di seguirlo fino al capanno aperto dei suoi attrezzi e io lo seguo, so che non c’è pericolo. Nel frattempo vedo Hush puntare qualcosa e seguirlo all’interno della casa, ma non faccio in tempo a capire cosa.

«Ce l’hai anche un’accetta?» domando. «Credo che papà domani spacchi la legna, ma ormai la nostra non taglia più.»

«Ti posso dare la mia vecchia.» mormora. Cerca fra i vari attrezzi sparsi sul bancone e mi allunga quello che gli ho chiesto, un’accetta artigianale leggera e tagliente. «L’ho affilata giusto ieri, sta attenta a non tagliarti.»

«Zio, ma non avevi un cane?» esclamo con noncuranza, mentre lui sta scegliendo quale badile prestare a mio fratello. Non so bene perché ho posta questa domanda. Da una parte è per puro sollievo, io provo un’atavica paura verso i cani e non ho mai sopportato quel botolo che teneva alla catena. Dall’altra è qualcosa che ho dentro che non so spiegare.

Di nuovo lui si irrigidisce e diventa guardingo e nervoso. «Morto. È morto di fame all’inizio del mese. Non vado a caccia e non… non potevo dargli da mangiare.»

Balbetta.

Suda. E fanno 3°.

Da dentro la casa proviene un urlo e non è di Hush.

«No!» urla lo zio e mi scansa con una manata, spingendomi contro la parete di legno del capanno per correre dentro la sua abitazione.

A quanto pare abbiamo trovato la sorella scomparsa.

Rincorro lo zio dentro casa e salgo le scale fino ad arrivare a una porta spalancata. Hush è in piedi che sta estraendo un coltellaccio preso probabilmente in cucina – furbo, così non ha sporcato il suo – dalla gola gorgogliante della zia.

Peccato che la zia sia più Gialla di un limone maturo.

Ai piedi del letto c’è il cadavere smembrato di fresco del cane, probabilmente nemmeno toccato dalla donna poiché non umano e di conseguenza privo di interesse.

La donna, affetta da una sindrome di cui non ricordo il nome, è legata saldamente al letto, immersa nei propri bisogni corporali fino alle ascelle. La puzza di putrido e marcescenza in questa camera sfiora il tossico. Mi porto una mano alla bocca.

È un momento in cui tutto è congelato, in cui lo zio è indeciso se scagliarsi contro Hush per aver ucciso la sorella, o gettarsi sul cadavere della stessa per piangerlo. Alla fine sceglie quest’ultima opzione, è così che si è dichiarato a morte.

Non faccio in tempo ad afferrarlo per la giacca che subito è sul corpo della donna, macchiandosi del suo sangue.

È infetto.

E nemmeno se ne rende conto, perso com’è nel suo dolore.

Lo capisco, so come si sente, mi rendo conto che probabilmente avremmo dovuto farci i cazzi nostri e starcene a casa, ma a mente fredda mi ripeto che abbiamo solo eliminato un focolaio.

Continuo a ripetermelo mentre mi accorgo che fra le dita stringo ancora l’accetta che mi ha dato poc’anzi. Continuo a ripetermelo mentre alzo le braccia e un secondo dopo la sua testa rotola via sul pavimento.

Ho ucciso un uomo.

Un uomo infetto, ci tiene a precisare il mio fidanzato, mentre mi prende per mano e torniamo a casa con due badili e una zappa.

Hai ucciso un Giallo.






NOTE: Con questo post ho ufficialmente iniziato a raccogliere tutto il mio materiale nell'ebook che avevo promesso all'inizio di questa avventura.
La copertina è ovviamente già pronta e se me lo chiedete e siete tanto carini potrei mostrarvela in anteprima... :P
 
 
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