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17 July 2013 @ 03:35 pm
Il branco  
Non sono solita parlare di politica nei miei blog. Anzi, tendo a non farlo in generale, esplicando la mia idea politica solo con poche persone. Oggi farò una microscopica eccezione, strizzando l'occhio a quei blogger tanto cari al movimento intelletuale che esigono una politicizzazione dei blog.

Oggi parliamo di branco. Cosa intendo per branco?
Il branco è quell'associazione che si forma tra persone che hanno un comune intento e una comune carica di aggressività. Tipico della criminalità, una volta era il gruppetto dei bulli a scuola che ti fermava dopo le lezioni per pestarti a sangue. Oppure il gruppo di "gente pro" che con altezzosità ti ostracizza.
Con internet il fenomeno è diventato più vasto e, come è ovvio, anche in ambiente editoriale tendono a formarsi i branchi.


Come dicevo con livin_derevel oggi su Facebook:

Una cosa che emerge dal mondo editoriale è che se non te la tiri manco fosse tua non sei nessuno. E non sei nessuno se non scrivi "impegnato" (CRITICA SOCIALEEEEEHHHH).
Il meglio si raggiunge se hai scritto fanfiction: tutti sono consapevoli che grazie a loro hai più pratica e, senza falsa modestia, molta più tecnica. Però ti chiameranno fyccinara per denigrarti nel circolo degli amyketti.
Fa nien
te se non sanno impaginare un testo correttamente, fa niente se il tuo margine di errori è al minimo storico e il loro è un'accozzaglia di merda che "tanto ci pensa l'editor". Fa niente se probabilmente hai idee di narrativa di genere fighe, perché la vera narrativa per loro è mainstream e "alta".
Sempre sarai una ficcynara.
Dalle mie parti questa gente rappresenta coloro che rosicano.



Cosa ci azzecca con il branco?
Nell'ambiente degli scrittori il branco è la norma (anche in quello dei blogger, ma non stiamo qui a cercare il pelo nell'uovo) e si palesa soprattutto in ambito di recensioni negative.
Lo scrittore che riceve una recensione negativa con tanto di critica (quindi con l'elenco dei punti deboli, etc.) mal digerisce il fatto che il suo magnus opus possa non essere piaciuto a qualcuno. Quindi cosa succede? Lo scrittore più niubbo si paleserà egli stesso nel blog per generare un flame che avrà vita solo per poche ore.
Il più scafato invece riunirà il branco. Branco che conterrà elementi a cui il libro è piaciuto TANTISSIMISSIMO e altri che non l'hanno letto, ma che per simpatia si faranno avanti a difendere il loro amico. Il che non è un male, se non fosse il modo patetico con il quale il recensore verrà attaccato.

Quindi la vita del recensore verrà passata con la lente d'ingrandimento e, se non in grado di trovare nulla, lo accuseranno semplicemente di essere uno/una ragazzino/a ignorante, di non conoscere minimamente l'argomento di cui parla (fa niente se il recensore è pienamente riconosciuto come un esperto della materia in oggetto, denigrare le sue conoscenze fa sempre bene) oppure, nel caso trovassero la parte più succosa, lo/la accuseranno di essere un/una ficcynaro/a (nel nostro caso è successo).

Ora.
Del perché la gente scriva fanfiction o del perché le odiano ho già parlato diffusamente QUI e non starò a rimestare l'argomento, quindi vorrei porre l'attenzione sul fatto del denigrare qualcuno per una data attività svolta in passato. E' un po' come dire "tua madre batteva sulla statale, quindi a tua volta, figlia della battona, sei una puttana". Forse è un paragone un po' estremo, ma rende l'idea.
A me questa gente mette una tristezza infinita e più lavoro con gli scrittori e più dentro di me nasce un odio viscerale nei loro confronti. Sono anni che ormai mi domando chi è che me l'ha fatto fare di avere a che fare con gente del genere, ma ogni volta mi ricordo l'amore per la scrittura. Non per le persone. Io odio le persone.

E qui arriviamo al discorso politicizzato. Quelli che mi conoscono bene sanno quanto la mia idea politica sia monarchica e destrorsa. Ritengo spesso che il diritto parola sia sopravvalutato. Così come il diritto di scrivere dovrebbe essere dato solo a chi effettivamente dimostra di essere un grado di farlo (e no, gli editori non sono un metro di giudizio accettabile). Lo so che è fascista e non me ne frega un'emerita. In Italia il numero di scrittori è il doppio/triplo rispetto ai lettori, quando dovrebbe essere il contrario.
Ahimè, l'avvento di internet ha si liberalizzato la scrittura, ma ha anche occluso il mercato, già saturo a causa delle case editrici a pagamento. Quindi, ritornando al branco, lo scrittore (se tale vuole essere definito) dovrebbe imparare che molto spesso la critica (costruttiva ovviamente, non il rant fine a se stesso) potrebbe nascondere dei consigli. Che potrebbero essere utili per migliorarsi al prossimo romanzo.

Questo però, almeno in Italia, rimane utopia: meglio attaccare in gruppo piuttosto che ammettere di avere un margine di miglioramento. Perché tutti si sentono già arrivati.