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29 December 2013 @ 08:00 am
RdT - I Cacciatori delle Alpi - 2 – L’inizio della guerra  
24 aprile 1959
La notizia non giunse del tutto inaspettata e Garibaldi già fremeva al pensiero di montare a cavallo e partire. La notizia che gli austriaci avessero ufficialmente dichiarato guerra al Regno di Sardegna aveva già fatto il giro di tutti i piani di comando, giungendo a lui come acqua fresca. Voleva partire, voleva far rimpiangere agli stranieri di aver osato invaderli. Aveva iniziato a essere curioso di vedere all’opera i magnificenti androidi tanto raccomandati da Cavour e, quando durante le prime esercitazioni, li aveva visti all’opera, Garibaldi aveva cambiato repentinamente idea su di essi. Si muovevano come un sol uomo, rispondendo agli ordini con una velocità e una precisione impensabili per un qualsiasi essere umano. Durante una delle simulazioni di battaglia, Giuseppe aveva visto con i suoi occhi l’assenza di paura ed era certo che nessuno di quegli automi se la sarebbe data a gambe affrontando i mostri austriaci.
Giunto a Casale da pochi giorni, le unità di automi erano già state schierate da Cosenz e Ardoino, pronte e armate fino ai denti.  Inoltre, da Genova giungevano notizie su un gruppo di carabinieri volontari disposti a unirsi al loro esercito. Il fatto che fossero tutti umani e non androidi lo rassicurava in qualche modo, dicendogli che in Italia c’era ancora qualcuno disposto a rimetterci la pelle per l’onore della propria patria. Ma dentro di sé, sapeva benissimo che un esercito regolare non avrebbe mai potuto affrontare gli abomini austriaci.
«Dobbiamo muoverci verso Alessandria» disse Cosenz, seduto al tavolo con gli altri generali. «Il nemico al momento è stazionario a Novara. Propongo di raggiungere il resto dell’esercito e schierarci ad Alessandria».
«No» lo interruppe Ardoino. «Chi ci dice che non si muoveranno verso Torino? Alessandria è troppo distante, dobbiamo stare nel mezzo».
Garibaldi li interruppe alzando la mano. Quello era il suo campo di battaglia, non sbagliava mai. «Chivasso è la scelta più ragionevole. È un punto di scambio, più vicino a Torino di Alessandria e perfetto centro nevralgico da Novara in su. Aspetteremo lì, ma non ci uniremo al resto dell’esercito. Il nostro scopo è la guerriglia».
«Guerriglia?» Cosenz lo fissò confuso. Con l’esercito che avevano a disposizione potevano affrontare il nemico senza pensarci due volte. «Cosa ti fa parlare in questo modo, Giuseppe?»
L’altro sorrise, lisciando con le mani la mappa ingiallita sotto i loro occhi. «Non vorranno certo ripetere la Cinque giornate di Milano. Lasciamo ai franchi il compito di affrontarli direttamente, noi li colpiremo ai fianchi, tenderemo loro imboscate e attireremo il grosso delle loro unità su di noi. Li confonderemo e avremo un vantaggio maggiore nel respingerli».
«Ma funzionerà sui loro abomini?» domandò Ardoino, perplesso. Così come loro avevano un’enorme quantità di automi, il nemico aveva tra le proprie file il peggio della lavorazione genetica, mostri orrendi e assetati di sangue spesso alti più di tre metri che non avrebbero provato paura nemmeno volendo.
«Non deve funzionare su di loro» rispose Garibaldi. «Deve funzionare sul loro generale, Karl von Urban».